Targhe polacche a Napoli? Ennesima guerra tra poveri

Targhe polacche a Napoli? Ennesima guerra tra poveri

I commenti che leggete di seguito, sono solo una piccola raccolta del meglio del peggio che ho dovuto patire sotto questo mio post su Facebook. L'ennesima riprova che, il razzismo antimeridionale ed in particolare anti-napoletano, è un sentimento ancora fortissimo ed espresso senza alcuna remora in tutta Italia.

Un odio marcato, scomposto, che rende milioni di italiani dei potenziali utili idioti assoldati nell'esercito che combatte ogni giorno (gratuitamente, ovvio) la più triste delle guerre tra poveri.

Sul tema delle targhe polacche che imperano a Napoli (cosa innegabile, dati alla mano), proprio per evitare la succitata guerra tra poveri, mettiamo dunque subito in premessa un po’ di informazioni cruciali, fonti autorevoli e pubbliche alla mano.

Lo scopo è provare a darvi una ricostruzione utile a smontare quella ci propina una potentissima lobby, molto scaltra ed influente, che da decenni riesce ad influenzare le scelte dei legislatori per rischiare sempre meno ed usare determinate zone del paese come serbatoi sicuri e profittevoli.

Ad esempio, sapete quali sono le province ad alta sinistralità che vanno in direzione opposta rispetto al trend nazionale per le compagnie? Esattamente: proprio Napoli e Caserta (e anche Prato, sulla quale torneremo dopo). Ma come, le province campionesse nazionali di (presunte) truffe record sono anche quelle dove le compagnie fanno comunque utili? E chi lo dice? Ciro esposito il napoletano chiagni e fotti che non è neppure auto-ironico e non permaloso?

No, l’IVASS, nel suo rapporto più recente. Un rapporto che, da solo, è capace di ribaltare totalmente la narrazione che da anni dobbiamo patire a certe latitudini, per una sorta di "colpa di residenza".

Nel documento infatti si legge, testualmente: “A livello territoriale, i margini per polizza sono più ridotti nelle province con costi più elevati; fanno eccezione Napoli, Caserta e Prato dove si osservano margini elevati nonostante l'alta sinistrosità". Questo è il dato da tenere in mente, in tutta la sua chiarezza ed autorevolezza; un dato che smonta subito i consueti pregiudizi anticampani: IVASS stessa certifica che a Napoli e Caserta le compagnie realizzano importanti margini, al contrario di ciò che accade in ogni altra provincia ad alta sinistralità. Non è un'opinione di chi vi scrive, ma un dato tecnico diffuso dal regolatore stesso.

Fufflix dipende da te e non ha pubblicità: puoi sostenerci anche con una donazione singola!

Il paradosso già documentato all’italiana: sinistri in calo, premi in aumento


Un secondo dato cruciale, sempre da fonte ANIA/IVASS: nel 2023 "anche in regioni come la Campania, con il più alto tasso di sinistrosità, gli incidenti sono calati del 2,3%, mentre i premi sono aumentati del 3,9%". Nello stesso anno il Lazio ha visto incidenti in calo del 3,1% con premi saliti dell'8,6%, e il Piemonte incidenti giù del 3% con premi su del 7,4%. Questo pattern nazionale mostra che l'aumento dei premi è strutturalmente scollegato dall'andamento reale della sinistrosità in tutta Italia, non solo in Campania. Un elemento che va ben oltre la facile quanto specifica accusa a Napoli/Caserta e chiama in causa la logica di pricing dell'intero settore.

Sì, perché se è vero che dove le tariffe sono già le più alte d’Italia (fino al 70% in più della media nazionale) l’incremento c’è ma è più ridotto, si vede chiaro che le compagnie aumentano sensibilmente di più i premi dove hanno base di partenza meno elevata. E lo fanno con criteri e dati che, come vedremo, sono tutt'altro che chiari e giustificativi di quanto accade.


LA FAVOLETTA DELLE DELLE TRUFFE

Ora, ovunque chiediate il motivo di premi che arrivano al +100% rispetto alla province meno care per la provincia di Napoli e Caserta, il volgo vi risponderà con la filastrocca che ha imparato: “Succede perché lì c'è un alto rischio di truffe”. Prima informazione importante, qui, riguarda come il premio viene adeguato in base al cosiddetto "rischio truffe", ovvero su mera base algoritmica, con indice di rischio, ergo come mera presunzione. Quindi, sulla base di un dato potenziale e non di un effettivo numero di truffe denunciate, il premio sale. Il secondo tema, ancora più importante per certi aspetti, è quanto incide una truffa sul conto della compagnia. E qui casca un asinello partenopeo, perché l’ANIA parla solo di stime (presunte) di incidenza, citando ad esempio il 10% di presunte truffe contro una media europea del 4%. Eppure non ho reperito un dato fondamentale, che renderebbe impossibile riferire statistiche fuorvianti, ovvero quanto costa alla compagnia una truffa in media.

Cioè: fatte 1000 polizze, se in 100 casi ci sono frodi accertate, quanto è il costo complessivo per le compagnie? E quanto la media?

Questi dati sono chiaramente esposti per tutti gli altri tipi di sinistri (furto/ incendio, eventi atmosferici, danni fisici gravi/permanenti ecc). Come mai mancano proprio per le tanto sbandierate truffe, che sarebbero la regola solo in certe regioni del Sud? Quanto costa, in media, una singola truffa alla compagnia? 1000 euro? 2000 o 5000? Dove possiamo trovare questo dato, che rende la fuffa potenzialmente speculativa del "rischio potenziale" qualcosa di più concreto e misurabile?


QUANTO COSTA UN SINISTRO GRAVE, IN MEDIA?

Ad esempio, un sinistro con lesioni gravi costa in media € 260.000 ed equivale a circa 140 sinistri da eventi atmosferici/vandalici (€ 1.800 ciascuno circa ) o a decine di furti auto (il valore medio di un'auto rubata, sulla base del rapporto tra 410 milioni di euro e circa 94.626 furti 2024, è di circa € 4.333 per furto).
Questo conferma un dato che si poteva anche intuire: i sinistri gravi, pur rarissimi, pesano sui bilanci assicurativi in modo sproporzionato rispetto a furti e atti vandalici, eppure, come i dati dimostrano, non sono concentrati affatto a Napoli e provincia, bensì in Sardegna (Nuoro), Lazio interno, Calabria e Basilicata. Nella top ten c’è anche Caserta, con un indice di mortalità superiore alla media nazionale. Eppure, nel dibattito pubblico, le due province campane vengono considerate entrambe meritevoli di tariffe molto elevate per le sole (presunte) truffe.


Se poi aggreghiamo i dati, inserendo le componenti di costo più pesanti in assoluto (sinistri gravi, ma anche eventi atmosferici molto frequenti in zone come Monza-Brianza-Brescia) non ci sono concentrazioni evidenti tra Napoli e Caserta, mentre l'unica componente dove il primato campano è solido e verificabile (il furto) non è sufficiente da sola a giustificare un premio quasi doppio rispetto alla media nazionale, specialmente considerando che il costo medio di un furto (€4.333) è comunque una frazione minima rispetto al costo di un sinistro grave (€260.000).

In particolare sui danni atmosferici, che pure hanno una media di costo che sfiora i 2000 euro, dati alla mano vediamo una discrepanza considerevole tra nord e sud.

Rank plausibile province per sinistro


Per non considerare del tema virale del momento, ovvero le targhe polacche, che hanno una incidenza/giustificazione pari a praticamente zero sull’incremento dei premi assicurativi, visto che semmai abbassano il numero di veicoli assicurati ed i sinistri rimborsati dalle compagnie italiane.


L'ALTRO GRANDE DITO PER INGENUOTI (E/O RAZZISTI)

Una interpretazione "fantasiosa" dei dati


A proposito di dita guardate al posto della luna, una delle più clamorose riguarda il numero di veicoli non assicurati, che (non si capisce per quale motivo) farebbe meritare a tutti i casertani e napoletani in particolare premi più alti del 60/70% ogni anno, da decenni. Per il signor Pelanti, utile soldato non retribuito dell'esercito antinapoletano, le compagnie sarebbero state addirittura "gentili" con i residenti tra Napoli e Caserta. Motivo? I mezzi che circolano senza assicurazione.

Il dettaglio che Pelanti e gli altri come lui ignorano? Un non assicurato che investe un pedone o causa comunque un sinistro con danno, impatta sul fondo vittime della strada, che è gestito a livello nazionale con un prelievo in percentuale su ogni polizza contratta da ogni italiano, da Bolzano a Messina.

Per altro, non serve una persona con consumo cognitivo particolarmente elevato, per comprendere che esiste una ovvia e dunque prevedibile relazione inversa tra premi assicurativi fouori controllo, basso reddito, parco auto vecchio (vetture che valgono meno del premio annuale pagato) e numero di automobilisti che non si assicurano.

Quindi, semmai, nell'interesse collettivo, la battaglia si dovrebbe fare per abbassare i premi ed aumentare il numero di assicurati, evitando discriminazioni territoriali eccessive in particolare in zone a banno pil procapite, che poi vedono i cittadini quasi giustificati a circolare senza copertura adeguata. Punire "i napoletani" solo perché tali sono, è la classica strategia da sparo sui propri genitali per far dispetto alla moglie.

LO STRANO CASO DI PRATO

Ma ora torniamo a Prato, in Toscana, dove il numero di veicoli non assicurati (circa il 10%) è molto simile a quello registrato nelle cattivissime province campane. Non solo: Prato (come molti altri comuni toscani) è tra le province a più alta sinistrosità e con risarcimenti più elevati. Unica eccezione di redditività elevata per le compagnie, nonostante tutto.

Classifica province con premi più cari

Il pil procapite non è così basso come in zone come Qualiano (24.000 vs 12.000, ovvero esattamente la metà). Però, caso non strano, che stronca sul nascere i soliti pregiudizi razzisti, se consideriamo il pil procapite di tutta la Campania (solo di poco inferiore a quello di Prato) ed il tasso di veicoli circolanti senza assicurazione, ci troviamo numeri identici.

E poi, in merito alla sinistralità che pure viene presentata come fenomeno esclusivamente napoletano e casertano, pure scopriamo dati interessanti se tracciamo una classifica: Napoli è effettivamente al primo posto con 8,8%, ma viene seguita subito Milano (8,2%), la già citata Prato (8,1%); poco sotto Roma (7,9%) e Genova (7,8%). E cosa notiamo? Che manca totalmente nella top 5 proprio Caserta, che è in alta classifica per altro.

Insomma, al termine di questa lunga e dettagliata analisi, abbiamo scoperto che le compagnie assicurative aumentano i premi ovunque, ancor di più dove sono più bassi e comunque a prescindere dal tasso di sinistralità. Che ci sono province in perdita (come Milano) con tasso elevato di sinistri e città che fanno fare utili importanti (Caserta, Napoli e Prato).

E che, la narrazione nazionale antinapoletana, al solito, usa esercito del disagio antropologico per giustificare discriminazioni territoriali indecenti. Ad ogni persona adeguatamente evoluta, lascio trarre le opportune conclusioni.

Fufflix dipende da te e non ha pubblicità: sostieni il nostro lavoro scegliendo uno dei piani d'abbonamento alla newsletter, a partite da 3 € al mese. Avrai anche tutti i contenuti in anteprima